
Sessant’anni di storia della musica italiana racchiusi in una sola serata, e generazioni diverse unite dalle stesse melodie. È stato questo il concerto dei Pooh, che ieri sera hanno fatto tappa al PalaSele di Eboli con la tournée celebrativa dei sessant’anni di carriera: un viaggio di quasi tre ore tra i brani che hanno accompagnato la vita di milioni di italiani.
L’apertura è stata affidata agli anni Sessanta. “Vieni fuori”, “In silenzio” e “Quello che non sai” sono state intonate dal pubblico in un unico coro già dalle prime note. Lo spettacolo è passato poi alla stagione del rock progressivo, che ha trovato il suo vertice in “Parsifal”: una suite di circa dodici minuti che incornicia uno dei testi più intensi di Valerio Negrini, fondatore del gruppo e per decenni suo paroliere principale.
Non a caso la tournée è dedicata proprio a Negrini e a Stefano D’Orazio, batteristi storici e autori di molti dei testi più amati della band, che il pubblico ha ricordato più volte nel corso della serata con lunghi e calorosi applausi.
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Foto: Silvia Colombo // aivlissilviacolombo
La seconda parte del concerto ha ripercorso i decenni successivi, dalla fine degli anni Settanta al Duemila, con brani entrati stabilmente nella memoria collettiva. Sulle note di “Dammi solo un minuto”, “Pierre”, “Uomini soli” e “Amici per sempre” il palazzetto non ha mai smesso di cantare. Sul palco la band ha confermato la propria solidità: esecuzioni impeccabili, una scaletta capace di attraversare ogni momento della sua storia e un dialogo costante con gli spettatori, dal parterre fino alle tribune.
Il finale è stato un susseguirsi di classici: “Pensiero”, “Noi due nel mondo e nell’anima”, “Tanta voglia di lei” e “Chi fermerà la musica”, sigillo ideale di una serata destinata a restare nella memoria di chi era presente.
Ciò che rende i Pooh un fenomeno così longevo, però, va oltre il repertorio. È l’atmosfera che si respira ai loro concerti, fatta di gioia, affetto, nostalgia e condivisione. Non sono soltanto sessant’anni di musica, ma sessant’anni di vita. Quando partono le prime note di un brano, il pubblico diventa una grande famiglia: sconosciuti che si ritrovano a cantare insieme, a sorridere e a commuoversi, stretti in un unico abbraccio ideale.

Foto: Silvia Colombo // aivlissilviacolombo
Le canzoni dei Pooh parlano al cuore perché raccontano la vita: gli amori che nascono e quelli che finiscono, le promesse mantenute, le amicizie sincere, le difficoltà superate e il desiderio di continuare a sognare insieme. Dal vivo queste storie diventano emozioni condivise. C’è chi ripensa alla propria giovinezza, chi ritrova il ricordo di una persona cara, chi rivive momenti che credeva lontani.
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Ed è stato proprio questo il sentimento più forte ieri sera al PalaSele: il legame tra la band e il suo pubblico, un legame che ha dimostrato, ancora una volta, come la musica sappia annullare le distanze e far sentire tutti parte della stessa storia.
A sessant’anni dagli esordi, le melodie dei Pooh suonano ancora come il primo giorno, risvegliando emozioni profonde e portando con sé un messaggio di speranza e libertà.

Articolo a cura di: Miriam Brandi
Data
27 Ottobre 2026
Venue
PalaSele
Città
Eboli
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