Tra streghe, folklore, roghi digitali e libertà: Francesca Michielin costruisce un concept album che guarda al Medioevo per raccontare il presente. Scopriamo Magia Bianca traccia dopo traccia.

Con Magia Bianca, Francesca Michielin apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico: il disco nasce come un vero e proprio concept album, nel quale dungeon synth, suggestioni medievali e atmosfere anni Ottanta si intrecciano a storie di dame, streghe e figure appartenenti al folklore.

Ma quello costruito da Francesca non è semplicemente un viaggio in un immaginario lontano. Il Medioevo diventa piuttosto una lente attraverso cui osservare il presente: dalle disparità di genere alle aspettative imposte alle donne, fino ai nuovi “roghi digitali” alimentati dai social network.

Nove tracce che compongono un percorso fatto di libertà, rabbia, amore, identità e contraddizioni interiori. L’ultima disponibile esclusivamente nell’edizione fisica che contiene un easter-egg sentita al contrario.

1. 1484

Il viaggio di Magia Bianca parte da una data precisa: 1484, anno della bolla papale che diede inizio alla caccia alle streghe. Francesca Michielin utilizza questo riferimento storico per costruire un parallelo con il presente. Le persecuzioni cambiano forma, ma non necessariamente scompaiono: oggi il rogo può diventare digitale e il giudizio può consumarsi attraverso uno schermo. La traccia guarda così alla società contemporanea rivendicando il diritto all’imperfezione, alla diversità e alla possibilità di sottrarsi al grigiore dei nostri tempi.

2. Una donna non può

Già scelta per anticipare l’album, Una donna non può parte da un’immagine che sembra appartenere a una leggenda medievale: una dama compie un rito di magia rossa per far tornare il proprio amato e viene successivamente mandata al rogo. La storia diventa però il punto di partenza per parlare del presente e di tutte quelle situazioni in cui alle donne viene ancora implicitamente o esplicitamente richiesto di “stare al proprio posto”, nella famiglia, nella società o nel lavoro. Il brano affronta così anche il tema della disparità di genere, mescolando immaginario fantasy, ironia e critica sociale.

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3. Il canto delle anguane

Hit indiscussa del progetto. Per il terzo brano Francesca Michielin recupera le anguane, ninfe appartenenti al folklore veneto, trentino e friulano. Figure affascinanti ma allo stesso tempo misteriose e pericolose, diventano il simbolo delle donne capaci di sfuggire alle regole e al controllo imposto dagli altri. Il canto delle anguane parla così di tutte quelle donne che possono essere percepite come “scomode” semplicemente perché esprimono le proprie idee, dimostrano le proprie capacità o scelgono di non aderire al ruolo che qualcuno ha immaginato per loro.

4. Feral Girl

Se nelle prime tracce il racconto passa attraverso figure e simboli, con Feral Girl emerge soprattutto la rabbia. È quella delle ragazze e delle donne che non si sentono completamente autorizzate a essere libere, continuamente sottoposte a giudizi, etichette e aspettative. Il brano racconta la pressione a essere accomodanti, a non disturbare e a modellarsi sulla volontà degli altri, lasciando spazio a tutto ciò che normalmente viene chiesto di contenere.

5. Strega Comanda

Il titolo richiama immediatamente il celebre gioco “Strega comanda colore”, ma all’interno dell’album assume un significato molto più ampio. Strega Comanda diventa un inno all’affermazione personale: scegliere chi essere, accettare la propria complessità e mantenere il controllo sulle proprie decisioni anche quando questo significa muoversi in direzione opposta rispetto agli altri.

6. Litha

Con Litha il disco entra ancora più profondamente nella propria dimensione rituale. Il ritmo del brano richiama infatti la tradizione veneta della notte di San Giovanni, inserendosi nell’universo pagano e medievale che attraversa tutto il progetto. Al centro c’è una notte intorno a un falò nella quale, almeno per qualche ora, inquietudini e preoccupazioni sembrano dissolversi. Un momento quasi sospeso, dove il rito diventa possibilità di liberazione.

7. Solstizio d’estate

Il miglior pezzo del disco. L’unica ballad di Magia Bianca. Dopo rabbia, rivendicazioni e rituali, Solstizio d’estate apre uno spazio più intimo: quello di una notte speciale nella quale due anime innamorate sembrano incontrarsi e unirsi per sempre. Una dedica d’amore che non rinuncia però alle sfumature emotive già presenti nel resto del disco. Dentro convivono tenerezza, inquietudine e domande.

8. Magia Bianca, Magia Nera

La title track arriva quasi alla fine del percorso e racchiude già nel titolo una delle idee centrali dell’album: la convivenza degli opposti. Bianco e nero diventano il punto di partenza per osservare contraddizioni e conflitti interiori, interrogandosi sulla propria identità, su ciò che conta davvero e sulle verità che spesso rimangono nascoste persino a noi stessi. Più che offrire una risposta definitiva, Magia Bianca, Magia Nera invita a capire cosa non si vuole essere e chi si vuole diventare. Che sia uno spoiler del prossimo capitolo?

9. Nelle mie segrete

Il vero finale dell’albu, è avvolto nel mistero. Nelle mie segrete è infatti disponibile soltanto nella versione fisica dell’album e contiene un messaggio segreto, un vero e proprio “incantesimo da scoprire” (spoiler: il messaggio segreto viene rivelato riproducendo al contrario la traccia). Una scelta che trasforma l’ultima traccia quasi in un elemento nascosto all’interno dell’universo narrativo costruito da Francesca Michielin.

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La cover di “Magia Bianca”

È proprio nel continuo cortocircuito tra passato e presente che Magia Bianca trova il proprio filo conduttore. Streghe, dame, ninfe, riti e solstizi non vengono utilizzati soltanto come elementi estetici: diventano strumenti attraverso cui parlare di libertà personale, disparità di genere, giudizio sociale e costruzione della propria identità. Il Medioevo raccontato da Francesca Michielin, in fondo, non è poi così distante. I roghi cambiano forma, le piazze possono diventare social network e alcune delle regole apparentemente appartenenti a un’altra epoca continuano a riaffiorare nella contemporaneità.

Ed è proprio qui che convivono le due anime del disco: magia bianca e magia nera, luce e oscurità, passato e presente, libertà e controllo. Un contrasto che attraversa tutte le nove tracce e che diventa il cuore dell’universo costruito da Michielin.

Irene Campagna

Redazione di Pop Magazine.