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Foto: ufficio stampa

A undici anni dal loro primo progetto musicale, Benji & Fede aprono un nuovo capitolo della loro storia conQuando Viaggi da Sola”: un disco più intimo, libero e consapevole, che trasforma il viaggio in una metafora del cambiamento. Li abbiamo incontrati per parlare dell’album, delle loro influenze, della salute mentale e del primo tour nei teatri.

Ci sono viaggi che portano lontano e altri che, inevitabilmente, finiscono per riportarci dentro noi stessi. È proprio da questa doppia dimensione che nasce “Quando Viaggi da Sola“, il nuovo album di Benji & Fede, in uscita domani 18 settembre per Warner Records / Warner Music Italy.

Nove brani che raccontano partenze, ritorni, relazioni, fragilità e quella sensazione di trovarsi in un punto diverso della propria vita rispetto a quello che si era immaginato. Un progetto con cui il duo sceglie di seguire maggiormente il proprio gusto, sperimentando nuove atmosfere e raccontando con maggiore libertà chi sono oggi.

Un cambiamento che passa anche dall’immaginario costruito attorno al disco: nelle settimane precedenti all’annuncio, il profilo Instagram di Benji & Fede si è trasformato nel diario di una ragazza misteriosa in viaggio a Parigi. Da lì prende forma un percorso che attraversa tutto l’album e che presto arriverà anche dal vivo.

Dal 3 ottobre, infatti, il duo partirà da Modena con “Sempre in Due – Live a Teatro,” il primo tour nei teatri della loro carriera: una dimensione più raccolta nella quale le nuove canzoni incontreranno anche quelle che hanno segnato gli ultimi undici anni della loro storia.

Abbiamo incontrato Benji & Fede per farci raccontare questo nuovo viaggio.

Foto: cover album

La nostra intervista a Benji & Fede

Sono passati undici anni dal vostro primo progetto musicale, come state vivendo questo nuovo momento della vostra carriera rispetto al passato?

Benjamin: Undici anni dal nostro primo progetto musicale sono tanti ma lo stiamo vivendo con una rinnovata passione. Il tempo passa, l’amore per la musica rimane, noi come artisti ci stiamo evolvendo e come persone stiamo cambiando e stiamo scoprendo nuovi lati di noi e della nostra arte. Quindi dai, lo stiamo vivendo molto bene.

Quando viaggi da sola rappresenta una narrazione ben precisa, che è quella del viaggio. Ci spiegate meglio questa metafora?

Federico: “Quando viaggi da sola” è un disco che ha questa metafora del viaggio e che abbiamo scoperto in modo molto naturale. “Quando viaggi da sola” è la canzone che dà il titolo all’album e ci siamo impersonificati in una ragazza che viaggia da sola un po’ per scappare da se stessa, un po’ per scappare dal passato o da una storia che non è mai iniziata. Ci è piaciuto avere la possibilità di raccontare varie sfaccettature in questo disco.

Per far assaggiare questo tema ai vostri fan avete trasformato il vostro profilo instagram nel diario di una ragazza alla scoperta di Parigi. Come mai proprio Parigi?

Federico: È una città che piace molto a entrambi, nella quale è nata anche un’altra canzone dell’album che si chiama “Parigina”, e poi perché è una città estremamente romantica e che secondo noi rappresentava bene l’immaginario del disco.

Parliamo più nello specifico di qualche brano: “Non so se mi va” è un brano che riprende il tema della libertà e del vivere la vita giorno dopo giorno senza sapere dove si va. Questo è un atteggiamento che adottate anche nella vostra vita oppure avete un obiettivo preciso che non lasciate mai?

Benjamin: È una canzone che parla della libertà, di voler vivere la vita con leggerezza e far le cose con i propri termini. Rappresenta un lato del nostro carattere che ci piace preservare, è una canzone divertente e una delle più belle del disco.
Federico: Rappresenta anche un po’ l’incertezza di noi artisti di non sapere quale è la strada giusta da prendere ma andiamo avanti perché bisogna vivere. Il finale della canzone confuta un po’ tutto dicendo “mi va”.

A chiudere l’album è “Così così”, una canzone che affronta il tema della salute mentale. Come è stato il processo di scrittura su un tema così delicato?

Benjamin: Quando scriviamo canzoni parliamo di nostre esperienze personali e siamo stati sempre aperti riguardo a questo tema e su quanto sia importante prendersi cura della propria salute mentale. “Così Così” nasce in un momento in cui ero a metà strada tra la persona che volevo essere e la persona che ero prima e non volevo più essere. In quel territorio di mezzo in cui stavo così e così è nata questa canzone. è una canzone molto onesta e sincera che chiude il disco in maniera cruda.

⁠ In questo album abbiamo avvertito una forte influenza del classico cantautorato italiano, quali sono gli artisti ai quali vi ispirate di più?

Federico: Allora, ispirarci è un parolone, cioè non abbiamo preso reference in questo disco. Sono tutte canzoni nate molto di pancia. Ascoltiamo il cantautorato italiano da quando siamo piccoli è la nostra base, e quindi è venuto fuori tutto in maniera molto spontanea e molto autentica. Se ti devo fare dei nomi ti posso dire dai Nomadi a Gino Paoli a Lucio Dalla o anche Celentano, quindi questi bene o male.
Benjamin: Nel mio caso ti direi principalmente cantautori emiliani, quindi Ligabue e Cremonini sono i primi due nomi che mi vengono in mente, ma ce ne sono altri ovviamente, Vasco, ma anche altri.

Tornando alle canzoni, ci ha colpito molto la frase “Alla fine di ogni cosa, quello che ho capito è che un uomo è e un uomo ha”, da cosa è stato ispirato questo pensiero?

Federico: Che “alla fine di ogni cosa, un uomo è e un uomo ha”, alla fine parla molto da sé. C’è l’aspettativa magari del mondo, della società che ci spinge a dover apparire, a dover avere, prima ancora di lavorare sulla propria introspezione, su ciò che abbiamo dentro. E penso che in realtà l’unica cosa che poi ti rimane nel tempo, quando ti guardi allo specchio, quando passano gli anni, sia cercare di capirci qualcosa in più rispetto al proprio funzionamento e a che cosa effettivamente abbiamo di genuino dentro, a prescindere da tutti gli strati che ci siamo immessi per piacere agli altri.

È forse l’album più intimo della vostra carriera. La scelta di presentarlo live nei teatri è legata a questo aspetto?

Federico: Sì, è sicuramente l’album più intimo in assoluto anche perché siamo stati separati tanto e questo aspetto musicale non abbiamo mai avuto la possibilità di buttarlo fuori. Quindi sì lo è, i teatri penso siano un perfetto sodalizio per quella che è questa musica e come congiunzione rispetto a quello che eravamo all’inizio. Noi quindici anni fa siamo partiti chitarra e voce, scrivendo canzoni molto di pancia e ci piace pensare che la nostra dimensione possa essere lì con una maturità diversa.

Come state affrontando la preparazione di questo tour?

Benjamin: La preparazione per i teatri è una preparazione diversa perché sicuramente c’è stata molta attenzione nella scelta delle canzoni nella scaletta. Ogni dettaglio conta, noi vogliamo far sì che questo spettacolo non sia solo un concerto ma proprio un viaggio, per riprendere il tema del viaggio del disco. Non vogliamo rivelare troppo, ma sarà anche un viaggio metaforico in tutti questi anni della nostra carriera. Rifaremo anche canzoni del passato ma in una veste diversa, completamente nuova, da come il nostro pubblico l’ha in precedenza e poi arriveremo fino al nuovo album. Le canzoni che sono state create e scritte anche proprio in vista di questi teatri, quindi uno show completamente nuovo.

E per concludere, in oltre i decenni di carriera di cose sicuramente ne sono successe. Avete un sogno nel cassetto che volete ancora realizzare?

Federico: Sono pieno di sogni nel cassetto. Tu (Benjamin, ndr) hai citato “Liga” (Ligabue, ndr) prima, e io concludo che il meglio deve ancora venire e me lo sento proprio dentro. Però tutto è frutto di un lavoro quotidiano su sè stessi che va al di là della parte lavorativa e che se non c’è quello poi anche il lavoro ne risente.

Intervista a cura di: Miriam Brandi e Irene Campagna

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Redazione di Pop Magazine.