Il paradiso delle signore soap

Abbiamo intervistato Nicoletta Di Bisceglie in vista della dipartita del suo personaggio nella prossima stagione de “Il Paradiso Delle Signore“, dal 7 settembre su Rai 1 e Rai Play.

Rosa Camilli, interpretata da Nicoletta Di Bisceglie, è arrivata ne “Il Paradiso delle Signore” come nipote di Armando Ferraris (Pietro Genuardi), conquistando progressivamente il proprio spazio all’interno della soap. Laureata in Lettere e inizialmente insegnante, Rosa approda al Paradiso come Venere e, nel tempo, trova la sua strada anche nel mondo del giornalismo.

Determinata, indipendente e profondamente legata alle tematiche di emancipazione, Rosa è cresciuta fino a diventare una delle figure più interessanti della soap. La sua storia d’amore con Marcello Barbieri (Pietro Masotti) ha rappresentato uno dei capitoli più importanti del suo percorso, fino alla tragica svolta che segna l’uscita di scena del personaggio.

Nell’undicesima stagione, infatti, Rosa muore a causa delle complicazioni legate all’intervento alla gamba, lasciando Marcello devastato e aprendo un nuovo capitolo per il suo personaggio.

Con la sua morte si chiude quindi il percorso di Rosa Camilli, ma resta il segno lasciato da una giovane donna che, in poco tempo, ha saputo conquistare il pubblico con il suo carattere forte, le sue ambizioni e una storia d’amore che ha profondamente cambiato anche Marcello.

Foto: Ufficio Stampa

Noi siamo stati alla presentazione della nuova stagione e in quel frangente abbiamo scoperto quello che è successo tramite Pietro (Masotti) che proprio alla prima domanda ci ha detto la fine di Rosa e ci ha spiazzati completamente.

Ha spiazzato un po’ tutti questa cosa, diciamo. Lo sto vedendo e devo dire che, egoisticamente, mi fa anche tanto piacere, nel senso che sto avendo veramente tantissimi feedback. Ogni giorno mi scrivono tantissime persone sui social, tutte molto dispiaciute. Addirittura c’è chi dice che non lo guarderà più perché non c’è più Rosa e io dico: «No, ragazzi, non esagerate, continuate a guardarlo!». Però, chiaramente, mi lusinga: vuol dire che ho fatto un buon lavoro, o almeno ci ho provato, insomma.

Come hai preso questa fine di Rosa? Lo sapevi già?

Ha spiazzato anche me, come ha spiazzato un po’ il pubblico, in realtà, perché no, non era assolutamente una cosa che mi aspettavo. È una cosa che mi è stata detta subito dopo aver finito di girare la mia ultima scena dell’anno scorso. Non per cattiveria, ma perché era una cosa su cui stavano ancora ragionando e non volevano dirmelo prima che fosse certo. Almeno, questo è chiaramente quello che mi è stato detto, poi bisogna sempre vedere. Mi ha spiazzato non tanto per il lavoro in sé, perché in questo mestiere può succedere ed è normale: è un po’ una montagna russa. Bisogna aspettarsi che un progetto inizi e finisca e che un personaggio non abbia necessariamente una durata di dieci anni nella soap, come ci sono invece tanti personaggi che sono lì dal principio. Mi ha spiazzato soprattutto perché andiamo verso il ’68 e, a mio parere, Rosa era forse la più sessantottina di tutti. Infatti, la mia prima risposta è stata: «Ma come, andiamo nel ’68 e fate fuori Rosa?». Mi hanno fatto uscire di scena “da Rosa”, da ragazza comunque molto forte e molto coraggiosa. È sempre brutto, perché ci si lega anche a un personaggio. Io sono molto legata a Rosa.
Detto ciò, alla fine sono stati molto carini nei modi in cui me l’hanno comunicato. Anche il produttore e il direttore artistico hanno avuto un tatto che non è per forza scontato. Sono stati molto gentili con me. Mi è dispiaciuto, sì. Sarebbe ipocrita dire che me l’aspettavo: no, non me l’aspettavo minimamente. Però fa parte del gioco. Al di là del dispiacere iniziale, bisogna sempre cercare di vedere il lato positivo. Mi sono detta che, dopo due anni e mezzo, è anche giusto probabilmente cambiare progetto, perché si rischia di rimanere un po’ ancorati al personaggio, soprattutto per il pubblico. Però Rosa era un personaggio stupendo, ecco. Un altro annetto di Rosa nel ’68 io personalmente me lo sarei fatta (ride, ndr).

Quale sarebbe stato, secondo te, il contributo di Rosa nel ’68? Cosa avrebbe fatto?

Io penso che avrebbe probabilmente aiutato anche tanto le amiche nel cercare di avere una visione diversa del mondo. Avrebbe incoraggiato tanto le sue colleghe, anche le Veneri: per quanto Rosa non fosse più una Venere, aveva comunque un ottimo rapporto con loro. Avrebbe spinto, magari, Delia a proseguire con la sua passione per i capelli, piuttosto che altri personaggi a fare qualcosa per loro stessi, perché alla fine Rosa era un personaggio molto emancipato. Non aveva bisogno, per se stessa, di un aiuto, anzi, era fin troppo certa delle sue convinzioni. Però avrebbe dato un grande sostegno, secondo me.
Io penso che a volte certe dinamiche cambino perché si può anche sbagliare. Nel mio caso, la relazione con Marcello, a mio parere, non è stata valorizzata e scritta nel modo giusto. Ma questo non è un segreto di Stato: è una cosa che io ho detto apertamente anche al produttore e al direttore artistico. Nel senso che poi si rischia chiaramente che il pubblico si possa annoiare perché una relazione non viene raccontata in un determinato modo e, chiaramente, poi la colpa è sempre nostra, no? Noi dobbiamo interpretare quello che ci dicono di interpretare. Quindi penso che abbiano un po’ stritolato questo personaggio. Le hanno fatto fare così tante cose che, a un certo punto, hanno detto: «Ok, fermiamoci un attimo. Ma se questa ragazza, fino ad ora, che non siamo ancora nel ’68, ha già fatto estremamente la sessantottina, ora che entriamo nel ’68 che le facciamo fare?». E io penso che sia stato quello un po’ il problema. Io sono comunque contenta, perché veramente ha fatto tantissime cose bellissime: va in Vietnam, fa un sacco di cose, passa da fare la Venere a fare la giornalista, ha delle grandi responsabilità. Quindi ha avuto una crescita velocissima e molto bella. Poi, però, si rischia di non sapere più cosa raccontare. Secondo me il problema è stato quello. Però è chiaro che, secondo me, sarà tanto strano per il pubblico — e lo sto già vedendo — vedere il ’67-’68 senza un personaggio del genere. Ci saranno tanti altri personaggi sicuramente meravigliosi con cui racconteranno altro, quindi sarà bellissimo comunque. Tra l’altro, io ho conosciuto un po’ di personaggi nuovi, tanti ragazzi, quindi sarà veramente bello.
Avrebbe potuto fare tanto. Ecco, io quello l’ho detto: «Secondo me potrebbe essere un errore, ma la scelta è la vostra, ovviamente».

Sappiamo che la nuova stagione inizierà il 7 settembre, proprio nel giorno del compleanno di Rosa. Un inizio di stagione così triste non c’era mai stato: si partirà, quindi, con un’atmosfera decisamente particolare.

Infatti, vedremo un po’ come reagirà il pubblico, anche se ormai tutti conoscono la sorte di Rosa. Quindi, secondo me, questa volta l’effetto sorpresa non ci sarà.

Nel ’68 ci saranno anche le lotte studentesche e una forte contestazione dei metodi di insegnamento. Secondo te Rosa avrebbe avuto voglia di tornare a fare l’insegnante, magari affiancando questo ruolo a quello di scrittrice?

Secondo me sì, avrebbe potuto farlo e le sarebbe piaciuto anche, perché quello che lei condannava era proprio il fatto di non essere riuscita a insegnare con il suo metodo, che era un metodo anche un po’ più umano, nel cercare di capire chi avesse di fronte, al di là di quello che bisognava studiare. Lei era molto umana, secondo me, molto rigida, una grande studiosa, molto così, però era un personaggio secondo me molto sensibile. Quindi sono certa che sarebbe stato interessante farla ritornare anche un po’ nei banchi di scuola: si sarebbe potuto raccontare un passaggio, secondo me, stupendo.
Ma in realtà adesso penso che ci siano tante cose che si possono raccontare. Quindi, se tu mi chiedi: «Sarebbe stata utile Rosa?», sicuramente sì, ma anche no, perché poi dipende da quello che uno vuole raccontare. Cioè, non siamo indispensabili: puoi raccontarlo attraverso altri personaggi, se vuoi. Magari non da Rosa, perché quel personaggio è stato scritto e inventato così e non penso ce ne sarà un altro simile imminentemente nella serie. Però, secondo me, sarebbe stato molto interessante vederla magari anche insegnare giornalismo.

Questo è proprio il pensiero che abbiamo avuto anche noi da spettatori: avremmo voluto vedere Rosa in queste situazioni, ed è forse questo il dispiacere più grande. Anche perché, fin dall’inizio della serie, Rosa è stato probabilmente il personaggio più sessantottino che abbiamo visto, forse insieme a Stefania nelle scorse stagioni. Nel ’68, con tutte le manifestazioni e le lotte che ci saranno, avrebbe potuto avere un ruolo importante e, in qualche modo, portare avanti anche quello che aveva fatto suo zio Armando, che era sempre stato in prima fila nelle manifestazioni. Pensi che sarebbe stato anche un bel modo per raccogliere la sua eredità?

Assolutamente, lui era sempre in prima fila. Ma infatti, guarda, me la tiro in questo e dico: mancherà questo personaggio, secondo me. Armando (Pietro Genuardi, scomparso nel 2025) è presente. Si è sentito dall’istante dopo e si continua a sentire. Era anche un po’ un collante, diciamo. Era veramente una persona che riusciva a… A parte che lui andava d’accordo con tutti, cioè era veramente allucinante questa cosa. Era veramente un collante ed era un sessantottino, anche nella vita.

Ci è dispiaciuto anche vedere come abbiano fatto fuori l’unico personaggio parente di Armando. Anche questa situazione non l’abbiamo presa benissimo, in questo senso.

Io ti ripeto, guarda, cosa mi fa tanto piacere: lo vedo, lo percepisco. Mi scrivono, ma veramente la gente è quasi arrabbiata. Quindi io dico: «Wow, che bello!». Cioè, per me, che bello: si vede che qualcosa è rimasto. Perché poi è stato un personaggio anche odiato, e voi lo sapete bene, in mezzo tra la contessa (Vanessa Gravina) e Marcello. Quindi c’è tanta gente che mi ha odiata davvero (ride, ndr). Però ci sta, fa parte del gioco anche quello.
E poi, alla fine, chiaramente devi avere un carattere per cui non te la prendi. A me ha anche divertito vedere questa cosa, no? Perché poi parlano di te, Rosa, come se fossi Nicoletta. Alcuni. Quindi dici: «No, raga, non ero io».
Sono qui in Sicilia e spesso mi riconoscono, chiaramente, per quanto nel look siamo totalmente da soap. Ci sono molte signore che, non seguendo invece i social, non hanno visto la conferenza stampa che c’è stata e non sanno della notizia. Quindi mi fermano e continuano a dirmi: «Mi raccomando, ti voglio vedere sposata con Marcello a settembre». E io le guardo e dico: «Signora, in realtà non so se lo sa, ma…». Sono indignate: «Non è possibile! Io non lo guardo più!». Mia madre non lo vuole più vedere (ride, ndr). Questo, egoisticamente, mi ha fatto tanto piacere, davvero. Non pensavo che ci sarebbe stata questa risonanza dopo una cosa del genere. È chiaro che è una morte e che è molto più forte di un’uscita in un altro modo, però mi fa piacere perché, veramente, allora vuol dire che Rosa è stata tanto amata. Quindi sono contenta, veramente contenta.

Rosa è stato un personaggio incredibile, vai tranquilla.

Quando mi dicono: «Non ti interessa, non ti interessa», ma come posso dire che non mi dispiace? Certo che mi dispiace. Prima di tutto perché, comunque, io sono sincera: essere mandati via non è mai bello. Per quanto tu lo possa accettare, non faccio finta di niente: non sono stata io ad andarmene, non è una mia scelta. Mi hanno detto: «Non sappiamo come far continuare questo personaggio, dobbiamo cambiare una serie di dinamiche». Purtroppo c’è sempre chi esce da queste cose e c’è chi ci rimane.
Chiaramente sono state fatte delle scelte in base a tante cose, almeno da quello che so, perché poi, alla fine, loro possono dirmi quello che vogliono dirmi e tu non hai la certezza o meno che sia quella la verità. Io non so quale sia il reale motivo, se devo essere sincera. Voglio credere che sia quello che mi hanno detto, cioè che dovevano cambiare un po’ di dinamiche, che il personaggio era stato stritolato un po’ troppo e quindi avevano bisogno di cambiare una serie di cose. Poi magari ho sbagliato io qualcosa, non lo so, e non me lo dicono (ride, ndr). Non è vero che non mi interessa. È un lavoro, ma è anche una famiglia. È stato comunque un gruppo di lavoro per due anni e mezzo, per me importante, dove sono cresciuta tanto. Mi è servito in una maniera incredibile, perché quello è un set che ti fa fare una palestra da attore che pochi set ti danno. Non giri cento giornate di lavoro su altri set, quindi è diverso. E poi ti affezioni. Infatti, io adesso ho detto a tutti, anche ai parrucchieri, ai fonici, ai colleghi: «Ho bisogno del mio tempo anch’io per tornare, perché sennò magari mi sarebbe scesa una lacrimuccia». Adesso sono pronta per andare a salutarli.
Non c’è rabbia in me, c’è semplicemente dispiacere umano. Poi questo fa parte del gioco, quindi non si può essere arrabbiati. Secondo me non è neanche giusto, dovrei cambiare mestiere altrimenti. A me mancherà entrare la mattina al trucco e parrucco e fare la pagliaccia con le parrucchiere e le truccatrici. Mi mancherà quello, di base. Poi va bene così. Ci sono già delle cose in ballo, quindi io sono contenta. Si aprirà una porta, magari non portoni così grossi subito, ma altre porte, veramente. Quindi va bene così. È che ci si affeziona, poi è un dispiacere sempre.

Abbiamo poi raccolto alcune domande dai fan che vorremmo leggerti.
Ad esempio, Giorgia chiede: qual è l’insegnamento più grande che Rosa ha lasciato a te, proprio come persona?

Rosa mi ha insegnato ad essere forse anche un po’ più perseverante nelle cose. Non siamo così tanto lontane, io e Rosa: sono un po’ meno rigida io, che è quello che, tra l’altro, mi è stato anche un po’ criticato a volte. Però “rigida” forse è il termine sbagliato.
Rosa è estremamente determinata, è una che comunque guarda dritto al suo obiettivo. Io, a volte, mi lascio un po’ più trasportare dalle cose che mi succedono nel frattempo, da qui all’obiettivo, e può essere una perdita di tempo, può essere una crescita, in realtà: bisogna capire. Però mi ha insegnato a essere un po’ più perseverante, e la perseveranza è tanto importante.

Paola, invece, chiede: visto il triste epilogo, ti è capitato, in questo periodo, di immaginare un futuro alternativo per Rosa?

Sì, ma ne abbiamo parlato infatti io e te potremmo scrivere altri tre libri per quanto mi riguarda, io farei uno spin off su Rosa. Tra l’altro avevo letto un commento di un fan che aveva scritto un’ipotetica risoluzione del problema morte e quindi Rosa in realtà non è morta davvero, questo segreto lo sa soltanto Landi (Roberto – Filippo Scarafia) che è in collaborazione col Vietnam perché dovevano nascondere un qualcosa. Hanno scritto delle cose che dico “ma che fantasia allucinante”. Voi mandateli agli autori, vediamo un po’ cosa dico (ride, ndr).

Che cosa hai provato quando hai visto per la prima volta quella foto della lapide?

Guarda, mi ha fatto effetto, ti dico la verità. C’erano operatori e amici del set, non colleghi attori, ma fonici che si facevano i selfie e me li mandavano mentre stavano girando, dicendo: «Guardati, Rosa!» e mi prendevano in giro (ride, ndr). Dicono che porti fortuna morire in una serie, quindi speriamo. Io non ci credo, però vediamo.

La fanpage “isancamilli” chiede: quale tra Tancredi e Marcello, secondo te, è stata ed è l’anima gemella di Rosa?

Tancredi (Flavio Parenti). Ma guarda, in realtà sono stati due amori totalmente diversi, perché secondo me l’amore con Tancredi era un amore un po’ più intellettuale, una connessione mentale secondo me enorme. Io penso anche che Rosa si sia fatta influenzare, sia stata portata anche a quel bacio che c’è stato con Marcello, come un colpo di fulmine, però c’era molto meno in comune. Quindi l’amore più forte è Marcello, ma probabilmente sarebbe andata più d’accordo con Tancredi. Però avrebbe dovuto destrutturare Tancredi su troppe cose. Sarebbero andati alla lunga, se non fosse stato per questo? Rosa e Tancredi… ma Rosa avrebbe dovuto fare un enorme lavoro su Tancredi, della serie: «Smollati, basta!». Però ci è riuscita in parte, se ci pensate. Cioè, comunque, nell’ultima stagione Tancredi è tornato veramente una persona nuova. A me sono piaciute soprattutto le scene con lui, le scene in cui ci siamo salutati, il suo addio: sono state, secondo me, molto forti.
Con Marcello è stato un amore-odio, oggettivamente. Litigavamo. La gente sperava che ci saremmo incastrati e alla fine ci eravamo incastrati. Però, tendenzialmente, nella soap — è quello il punto — devi cercare di raccontare esattamente l’opposto di quello che il pubblico si aspetta. Io ho anche detto: «Ma se questa relazione con Marcello non funziona, basta, fateci lasciare definitivamente, inventiamoci qualsiasi cosa. Non fa niente, tanto io e Pietro (Masotti) ci vogliamo bene comunque nella vita».
Flavio Parenti, appunto Tancredi, era un altro personaggio meraviglioso, che era odiato o non odiato per ovvi motivi, perché chiaramente deve interpretare quello che scrivono. È un attore eccezionale, a mio parere: cioè, se ci pensi, perché ci credi e pensi che è stronzo, perché è bravo. Ed è un peccato che non ci sia neanche lui, secondo me.

La fanpage “barbillitecronica” chiede: se Rosa fosse un libro, quale sarebbe?

Se Rosa fosse un libro? Forse “Donne che corrono coi lupi”. Pesante come lei, quindi secondo me anche molto coerente.
A proposito, una ragazza del reparto di scenografia, che tra l’altro è una mia grande amica, mi ha poi portato, tramite Roberto Landi, quindi tramite Filippo Scarafia, il libro di Rosa, quello che ha scritto, il suo romanzo. Ce l’ho a casa, non qui perché sono in Sicilia, ma ce l’ho a casa, nella mia libreria.

E per quanto riguarda i progetti futuri, c’è già qualcosa in ballo?

Allora, c’è qualcosa in ballo. Chiaramente lo sapete bene ormai, meglio di noi: ve lo diciamo sempre, non se ne può mai parlare, ed è vero. Sto facendo tanti provini e questo mi fa capire che, in due anni e mezzo di Paradiso, la gente non si è dimenticata che esisto anche come attrice, a prescindere.

C’è una cosa in ballo che ancora non è certa, ma in teoria c’è, e sto aspettando altre risposte. Per il momento, la cosa che ho fatto è che, dopo due anni e mezzo di Paradiso, mi sto godendo l’estate. Infatti, come potete vedere, sono un po’ scura e mi sto finalmente abbronzando! Le estati scorse, infatti, con il fatto che riprendevamo a girare dopo le due settimane di pausa, non potevo tornare più scura: poi mi dicevano «Come le montiamo? In una sei nera, nell’altra sei bianca!». Quindi quest’anno, a giugno, ho detto: «Non me ne frega niente, vado al mare!». Però a breve inizierò bicarbonato e il limone a sgrassarmi un po’. Vediamo!

Se Rosa vivesse nel periodo storico e culturale che stiamo vivendo oggi, secondo te continuerebbe a fare la giornalista? Andrebbe magari nei luoghi in cui stanno accadendo conflitti e manifestazioni? Come affronterebbe, secondo te, la realtà di oggi?

Secondo me Rosa impazzirebbe in questo periodo storico. Farebbe una guerra alla politica allucinante, probabilmente. Continuerebbe a fare la giornalista, ma proprio per contrastare il periodo storico, lo Stato e tutto quello che non le va, perché non le andrebbe bene tanta roba. Quindi sarebbe molto incattivita, secondo me. Probabilmente è un bene che non ci sia Rosa nel 2026. Già nel ’67, se ci pensi, ha fatto qualsiasi cosa pur di affermare i suoi ideali, in un periodo comunque molto più romantico, molto più pulito, dove tante cose funzionavano molto di più e dove le conquiste erano vere conquiste. Noi non siamo in un periodo in cui conquistiamo davvero le cose: è tutto così, forse, facile che è quasi nauseante, quasi troppo, no? Non siamo neanche abituati a lottare. Non è vero? Se no dovremmo veramente stare in piazza e fare casino, ma non lo facciamo: ci lamentiamo e basta. Lei sarebbe impazzita nel 2026. Secondo me, però, non avrebbe insegnato. E ti dico anche un altro motivo, di una banalità rara: perché nel 2026, purtroppo, insegnare non è più un lavoro che ti fa vivere bene. Ed è assurdo, perché se tu formi i ragazzini che devono diventare gli adulti di domani e gli insegnanti hanno stipendi con cui ormai non si possono più permettere nulla… Nel tempo gli insegnanti facevano una bella vita, in proporzione anche allo stile di vita. Quindi penso che farebbe l’insegnante anche per questo motivo, perché sarebbe veramente complicato. Io penso che sia un lavoro difficilissimo, di un’importanza rara e che non viene minimamente valorizzato. Quindi, piuttosto, si dedicherebbe a fare un po’ di guerra contro la politica, sicuramente.

Intervista a cura di: Lucrezia Giuliante e Stefano Massi

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