Abbiamo intervistato JULI in occasione dell’uscita del suo primo albumSOLITO CINEMA“, in uscita venerdì 24 aprile.

Nato in modo spontaneo e inaspettato, il disco prende forma dalle numerose collaborazioni con diversi artisti, dando vita a un mix di mondi diversi uniti in un’unica identità.

«“Solito cinema” racchiude lo stupore di tutto quello che mi è successo negli ultimi anni – racconta Juli – ed è la frase che ripetiamo spesso tra noi amici perché racchiude il senso di quanto è incredibile la vita che stiamo vivendo. È un disco nato in maniera molto ingenua, non avrei mai pensato di farlo, invece mi sono trovato a collaborare con tantissimi artisti e quello che ne è uscito è un mix di mondi che ha creato un’unica identità. Un abbinamento naturale tra me e loro che si è trasformato in un insieme di brani che a poco a poco si sono amalgamati in questo progetto».

Foto: Ufficio Stampa

Da cosa è nato il titolo “Solito Cinema“?

Solito cinema” è un’espressione che mi porto dietro da parecchi anni. All’inizio dicevo semplicemente: ‘Che cinema’. Mi capitava di vivere situazioni assurde, paradossali o semplicemente fuori dall’ordinario e, tornando a casa la sera, il pensiero era sempre quello: ‘Che cinema’. Con il tempo, però, quegli episodi hanno iniziato a ripetersi così spesso da perdere il sapore della sorpresa. E così ‘che cinema’ è diventato ‘il solito cinema’: non più qualcosa di eccezionale, ma una specie di copione ricorrente, qualcosa che ormai riconosco e mi aspetto.

Nel tuo album sono presenti tanti artisti diversi, come sei riuscito a unire mondi così distanti in un unico progetto?

Li ho trovati per strada, in senso buono. Nel senso che hanno incrociato il mio percorso e sono felice di aver collaborato con loro perché è nato un rapporto con tutti quanti e ho condiviso con loro dei momenti stupendi. Se li avessi scelti forse non avrei scelto così bene come non avendoli scelti. Da Concato a Biagio che hanno portato un’esperienza folle e mi hanno arricchito proprio umanamente. Da Tommy (Tommaso Paradiso, ndr), Coez, Olly, tutti quanti. Sono troppo felice, mi sembra di aver racchiuso in un disco la mia compagnia.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che era ora di smettere di produrre per gli altri e fare un disco tutto tuo?

No, perché il mio modo di scrivere canzoni, di produrle e di suonare non è cambiato dal momento che ho iniziato a fare il mio disco, che è nato invece in maniera molto naturale. Mi ci sono ritrovato quando ho ascoltato cinque/sei brani che avevo sul computer e che mi hanno fatto accendere quella lampadina di dire “ok, li ho ascoltati tutti e sei e hanno un qualcosa che li tiene legati quindi è il momento di concentrarmi ora che ne ho già metà , per chiuderlo”. Però nel mio approccio non è cambiato nulla rispetto a quando produco per gli altri artisti. Anche perché ho la fortuna di fare la musica che mi piace, collaboro con la gente che mi piace, quindi tutte le volte che produco un brano per loro è come se lo producessi per me stesso.

Cosa rappresenta il legame che hai con Olly per il tuo percorso artistico?

Fede (Federico Olivieri – Olly, ndr) per me è tutto e lo è nella vita di tutti i giorni. Condividendo sia la vita di tutti i giorni che il lavoro si cresce anche tanto perché devi essere maturo nel far combaciare le cose e devi trovare spesso delle soluzioni che non intacchino l’altra metà. Lui mi è stato vicino in quanto artista e in quanto migliore amico, è stata la mia spalla in tutto e per tutto anche se lui compare solo in una traccia per me è come se comparisse in quasi tutte, perché ha seguito tutti gli sviluppi del disco e non solo, anche della mia vita che in parallelo è andata avanti. Il mio disco è anche suo, anche se non è come i suoi dischi che sono “Olly & Juli”, qua non è “Juli & Olly” ma è come se fosse anche suo.

Quanto la vittoria al Festival di Sanremo ha influito sulla nascita di questo progetto?

Sanremo è presente anche un po’ nel titolo, è stato un viaggio che ho condiviso insieme ai miei amici ed è stato sicuramente il cinema più grande che abbiamo mai vissuto nella nostra vita. Ha sicuramente influito sulla nascita del disco, nella sua realizzazione e nel suo essere però è una delle tante cose che mi sono successe.

Intervista a cura di: Giulia Barni e Damiano Tortella

Ascolta Ora Apri su Spotify →

POP MAGAZINE

Redazione di Pop Magazine.