






Abbiamo intervistato Renzo Rubino in occasione dell’ottava edizione di “Porto Rubino“, il viaggio musicale ideato e diretto dal cantautore che, anche nell’estate 2026, riaccende fari e approdi lungo il mare, intrecciando musica, parole e visioni in un racconto itinerante che unisce terra e acqua, pubblico e artisti.
«Porto Rubino continua a crescere restando fedele alla sua natura libera e nomade. Quest’anno sentivamo il bisogno di tornare all’essenza del progetto, dando più spazio alla musica con concerti completi. Allo stesso tempo, il festival si apre a nuovi linguaggi, con incontri, racconti e talk. È un’edizione che rappresenta una nuova energia e la consapevolezza di aver ritrovato la propria rotta» – racconta Renzo Rubino.

Foto: Ufficio Stampa
”Porto Rubino” si svolge interamente sulle coste della Puglia: che valore ha per te dare un festival del genere alla tua terra?
È motivo di grande orgoglio aver creato qualcosa che va al di là di me, che posso anche non necessariamente seguire in prima persona. “Porto Rubino” è un festival magico: prima l’ho sognato, poi desiderato e infine, con grandi sacrifici, realizzato. Siamo giunti all’ottava edizione e sono veramente orgoglioso di tutto quello che è stato fatto.
Durante le tre date si alterneranno sul palco artisti ormai noti al grande pubblico e altri più di nicchia: come sono stati scelti?
Sono stati scelti attraverso un parametro che ogni volta mi porta ad alzare l’asticella e a fare in modo che ogni serata diventi un’esperienza. Quindi una serata legata al pensiero, dedicata al pensiero, e quindi ho immaginato chi può essere un esponente della parola della canzone italiana: Carmen Consoli, che è una delle mie artiste preferite e che ha accettato di essere a “Porto Rubino. Prima di lei la profondità di Angelica Bove ma non solo musica, anche Concita De Gregorio con Erica Mou, quindi andremo anche oltre la canzone. Poi per esempio, volevo fare una una serata dedicata alla musica elettronica quindi ci sarà il concerto di Dardust, Frenetik e Jolly Mare per una serata più sofisticata in cui si potrà ballare a pochi metri dal mare. Poi chiudiamo ad Otranto con “Porto Rubino Canta” per voler fare una serata dedicata alla canzone cantautorale contemporanea, quindi Ditonellapiaga, Nico Arezzo, Vale LP e Venerus.
C’è un artista in particolare che hai fortemente voluto invitare?
Sono molto orgoglioso, come dicevo prima, di avere Carmen Consoli che sono anni che tento di avere al mio festival. Se scrivo canzoni lo devo anche a lei. Lo devo anche a tutti quegli artisti che sono liberi. Io la stimo tantissimo (Carmen Consoli, ndr) perché è una donna e un’artista veramente libera e fuori dagli schemi.
Quest’anno la musica non sarà l’unica protagonista di “Porto Rubino“, nonostante rimanga la più importante: da cosa nasce l’esigenza di dare spazio anche ad altri linguaggi e momenti di racconto?
Bisogna andare oltre la canzone, perché il festival non può basarsi esclusivamente sullo scenario meraviglioso, sul mare e sulle canzoni. Bisogna lasciare qualcosa, lasciare un messaggio, lasciare armonia e quindi cercare di trovare quei linguaggi diversi che non sono quelli esclusivamente musicali.
La prima serata del festival sarà dedicata alla riflessione: quali pensi che siano i temi più importanti da affrontare sul palco?
La prima serata si fa a Taranto, non a caso “Porto Rubino Pensa” in una città molto importante della Puglia che vive ogni anno e lotta con determinazione affinché non ci siano per esempio più morti di tumore. Taranto era la città giusta per trattare dei temi che vadano aldilà della leggerezza. Concita De Gregorio parlerà di femminismo, Angelica Bove ha una sua storia personale molto forte che si traduce in canzoni, oltre a come detto Carmen Consoli. Però abbiamo bisogno anche di leggerezza, abbiamo bisogno anche di divertimento ed ecco perché poi “Porto Rubino Balla” e “Porto Rubino Canta“.
Se dovessi aggiungere una quarta serata, quale vorresti che fosse il tema centrale?
Mi piacerebbe tornare a Tricase che ha un porto meraviglioso e chiamarla (la quarta serata, ndr) “Lupi di Mare” e far venire le glorie della musica italiana, come per esempio Gianni Morandi, Riccardo Cocciante e dedicare uno spazio proprio ai veri marinai della musica italiana che hanno attraversato diverse epoche musicali, rimanendo fedeli a loro stessi.
Intervista a cura di: Damiano Tortella