











Abbiamo intervistato Aiello in occasione dell’uscita del suo nuovo album “Scorpione“, disponibile da venerdì 22 maggio.
L’album, che arriva a tre anni di distanza dal precedente “ROMANTICO”, è composto da 9 tracce, frammenti di vita che rappresentano un’evoluzione profonda nel percorso artistico di AIELLO, evoluzione che si può riscontrare nel suono, nella scrittura, nei colori della voce ma soprattutto nel racconto.
L’R&B torna infatti centrale in “SCORPIONE“: il genere, da sempre parte delle sue radici e della musica che lo ha accompagnato, riaffiora ora nei suoni e negli immaginari evocati, con uno sguardo che conserva qualcosa di quel bimbo degli anni ’90. Nasce così un disco denso di R&B riletto in una veste contemporanea e lo-fi, capace di fondersi con un cantautorato italiano senza tempo.

Foto: Ufficio Stampa
È appena uscito il tuo album “SCORPIONE”, che è il racconto di un viaggio che nasce dalla fine delle cose: ci parli meglio di questo tuo progetto?
È un disco che nasce per celebrare questa mia nuova era, questo momento che sto vivendo sia come uomo che con me artista. Ho riscoperto un entusiasmo, una luce e una leggerezza nuova per la quale ho faticato e lavorato negli ultimi tre anni. Nell’ultimo anno ho raccolto un po’ di frutti che mi hanno portato a scrivere delle canzoni nuove e che volevo raccogliere in un unico disco, ed ecco a voi “SCORPIONE“.
In questo album osservi l’amore da una prospettiva inedita. Cosa ti ha aiutato a cercare questa nuova prospettiva?
Avevo voglia di parlare non solo dell’amore a due, ma anche dell’amore verso di me che per quanto mi riguarda è una roba inedita perché sono uno che è stato sempre molto in conflitto con se stesso, credo di non essermi mai amato realmente e profondamente. Negli ultimi anni ho lavorato per scoprire il piacere di volersi bene e del giudicarsi meno e devo dire che ho fatto un lavoro per cui a un certo punto ho sentito il piacere e la voglia di dire che mi volevo bene, come se fossi allo specchio. Quindi molte canzoni sono lettere a me stesso, anche se sembrano delle relazioni raccontate a due. Ci sono una serie di sfumature nuove che raccontano sicuramente la mia versione più recente, sia musicale che personale; Si sente proprio ascoltando le parole e anche il sound che c’è qualcosa di nuovo, qualcosa che non rinnega il passato, che non stranisce perché non è dal nero al bianco, ma è un colore nuovo, quindi secondo me c’è un’evoluzione che è chiara.
A quale delle 9 tracce del disco sei più legato? Perché?
Guarda ogni volta che uno chiede “la canzone a cui sei legato di più” si apre un vortice veramente incredibile perché non saprei. Mi viene in mente “MILLE URAGANI” in cui io dico proprio che “ho sparato alla paura” e quindi sicuramente racconto un momento molto centrale. Ma anche “ADL (Artisti del Love)” in cui ho lasciato Roma per andare a Milano e “SOTTO SOTTO” in cui io sento questa queer vibe incredibile in questo pezzo e l’idea di stare su una terrazza, faccia al mare, davanti davanti al sole. Non ne ho uno in particolare, perdonatemi.
Da novembre porterai la tua musica live nei Club. Quanto è importante per te la dimensione live?
La dimensione live è fondamentale. Io per tre anni me ne sono privato perché sentivo che era giusto stare a casa a scrivere musica nuova e a prendermi cura di me nel senso più nobile del termine, cioè come come dovremmo fare tutti, quindi investire nella testa e nel corpo ma anche nella musica e nel risveglio di questo entusiasmo. Quando sarei stato pronto, sarei tornato. Mi sento pronto. Quest’estate andrò in giro per un po’ di festival e poi da novembre nei club il tour che ci vedrà cantare le tracce del disco nuovo e le tracce più iconic del nostro rapporto, mi rivolgo ovviamente a chi mi ha sempre ascoltato, ma spero che si allarghi la famiglia quindi abbiate coraggio e fiducia e venite.
Intervista a cura di: Damiano Tortella