Abbiamo incontrato Lorenzo Fragola in occasione del suo nuovo singolo “1XTE1XME”, che arriva a distanza di tre anni dall’ultimo lavoro. Il nuovo singolo inedito è già disponibile da venerdì 13 giugno.
Le parole di Lorenzo sul nuovo singolo:
“Non sempre, quando scrivi una canzone, il significato è palese nella tua mente fin da subito: a volte le parole arrivano e il significato trova forma solo ascoltando il brano finito. Mi trovo bene a scrivere d’estate, è un mood che mi appartiene perché mi dà la possibilità di essere più leggero, in contrasto con una parte di me sicuramente più pesante che prende piede durante tutto il resto dell’anno. Se penso all’estate penso a qualcosa che sembra scorrere veloce, che si consuma sempre troppo in fretta, lasciandoci la sensazione di doverla divorare in fretta, godersela a tutti i costi”
“1XTE1XME” segna il tuo ritorno dopo 3 anni: cosa ha rappresentato per te questo periodo di silenzio e cosa ti ha spinto a tornare proprio adesso?
Per me ha rappresentato ed è stato un momento di crescita importante. Ho deciso di pubblicare un pezzo dopo tanto tempo perché sentivo veramente che era il momento giusto. Ho scelto di farlo con un brano leggero: in realtà è l’ultimo scritto a livello temporale, ho scritto tanti brani che sono pronti nel cassetto. Pensavo che la maniera giusta per tornare fosse con un brano leggero e penso che questo brano colga al meglio il mio lato leggero.
Di cosa parla?
Il tema non c’è, è stato un tema libero. Non mi sono posto l’obiettivo di voler raccontare qualcosa, ho scritto questo brano di getto con uno spirito di gioco. Sono entrato in studio e in mezza giornata abbiamo finito il brano. Non ho pensato a niente e non avevo qualche idea in particolare. Quando l’ho ascoltato mi sono anche chiesto cosa stessi raccontando, mi sono dato una mia risposta ma secondo me è giusto che ognuno si faccia una sua idea. Questo per me è il bello delle canzoni: tu scrivi pensando qualcosa ma arriva tutt’altro; altre volte non ti poni l’obiettivo di raccontare qualcosa in particolare e arriva in più forme: questo brano ne è l’esempio.
Nel nuovo brano parli di un’estate da vivere in fretta, quasi da divorare. C’è un ricordo o una sensazione precisa che ti ha ispirato questo mood?
Il ricordo che ho è quello dell’estate dei miei sedici anni: andavo in motorino nei pressi di un paesino di mare vicino Catania, Giardini-Naxos. Mi ricordo il vento che mi arrivava in faccia fortissimo… quella cosa lì mi dava il senso di libertà. Quando avevo sedici anni non ci pensi più di tanto, non pensi che te lo puoi portare dietro per tutta la vita. Quando ho bisogno di leggerezza ogni tanto ci penso.


Foto: Ufficio Stampa
La tua carriera è iniziata con una grande esposizione mediatica, ma oggi sembri muoverti con una maggiore selettività: cosa è cambiato nel tuo modo di vivere la musica e il successo?
Le esperienze aiutano perché ti permettono di valutare le cose dal punto di vista corretto. A volte, soprattutto quando sei giovane, tutto ti sembra importantissimo, tutto è fondamentale e tutto deve essere fatto immediatamente. Poi è vero, ti rendi conto che nel mondo di oggi la velocità di comunicare e di far arrivare le cose è importante. Allo stesso tempo è importante il tuo stato d’animo, e questo emerge in quello che fai. Ho imparato a lasciare andare le cose che non posso controllare e a concentrarmi su quello che posso fare: quindi il lavoro creativo, mettere in campo delle idee non solo nei pezzi ma anche nei videoclip, nelle copertine. Tutto quello che è creatività posso controllarlo; il resto devo lasciarlo navigare da solo e non posso controllare la direzione che prende.
Nel corso degli anni hai collaborato con grandi nomi della musica italiana, da Takagi & Ketra ad Arisa, da Elodie e Marracash. In che modo queste esperienze hanno influenzato la tua scrittura?
In realtà con Elodie e Marracash ho collaborato indirettamente. “Margarita” l’avevo scritta inizialmente per me, poi lei l’ha cantata molto meglio di me. Gli incontri nella vita sono importanti, ti lasciano qualcosa: all’inizio non capivo il valore che mi lasciavano alcuni incontri lavorativi. Tutti gli incontri che ho avuto nella mia carriera, nel bene e nel male, mi hanno insegnato qualcosa: alcuni strumenti li ho fatti miei solo dopo tanto tempo, altri immediatamente. La cosa che più mi hanno lasciato gli incontri in ambito musicale è la capacità di mettermi a mio agio anche con le persone che non conosco. Dall’altra parte non hai una persona che ti giudica e, quando lo capisci, sei libero di prendere delle cose e buttarle fuori.
Il tuo percorso artistico spazia tra generi e collaborazioni diverse. Come definiresti oggi il tuo stile e che direzione senti di voler prendere in futuro?
Se dovessi definirlo… gelato. Perché i gusti cambiano, però il piacere del gelato non te lo togli. Anche sorbetto, granita. Penso che la direzione che prenderò dipenderà dalle canzoni. Quelle che ho scritto hanno in comune il fatto che ho coinvolto i ragazzi della band ed è tutto fatto da noi. Ci riuniamo e scriviamo dei pezzi senza mettere in mezzo autori e produttori: siamo tutti un po’ autori, musicisti e produttori. La parte suonata sarà importante.
Hai mai pensato di tornare a Sanremo?
Sì magari, io proverò a mandare un brano e vedremo se lo prenderanno.
Intervista a cura di: Victoria Picchietti