Abbiamo intervistato Roshelle in occasione dell’uscita di “Mangiami pure”, il suo primo album di inediti in uscita venerdì 27 marzo per BMG.
Dopo oltre due anni di ricerca e sperimentazione, la cantautrice – tra le più visionarie della scena, dalla firma stilistica inconfondibile che negli anni l’ha portata a collaborare con Geolier, Giorgia, Elisa, Guè, Rkomi e molte altre voci cardine della musica nazionale – inaugura una fase artistica che è insieme dichiarazione d’intenti e atto di metamorfosi: un lavoro che invita all’ascolto come si entrerebbe in una favola senza tempo dove ogni capitolo nasconde una sorpresa, ogni dettaglio ha un sapore diverso.
Il disco di Roshelle presenta un’identità sonora mutevole e originale, che mescola synth pop, alternative rock e indie intimista. Tra atmosfere oniriche, melodie sognanti e arrangiamenti ricchi, il progetto sperimenta con libertà offrendo un ascolto intenso e imprevedibile.

Foto: Ufficio Stampa
Che messaggio vuoi lanciare a chi ascolta il tuo primo album “Mangiami pure“?
Io spero che, così come le opere di cui ho usufruito io degli altri artisti, questo album possa ispirare altri artisti e altre persone a fare qualcosa di proprio.. creare il loro album ipotetico, che sia un libro, una danza o qualcosa che venga fuori dalla persona.
Come mai hai scelto di cantare diversi stili all’interno del disco?
La scelta di cambio di natura del progetto è stato molto naturale perché viene dietro alle nuove scelte che ho fatto nella mia vita, quindi questo disco non è altro che lo specchio di quello che ho vissuto e che sto vivendo. È stato tutto molto molto naturale.
Nel disco canti “Se sbaglio ti perdonerò”. Quando hai capito di essere arrivata a questa consapevolezza?
Il bello delle canzoni è che puoi usarle anche come mantra per te stesso. L’augurio di perdonarmi se sbaglio ancora è veramente un augurio, non è sempre facile farlo però in quel momento mi sentivo la forza che viene quando decidi di intraprendere un nuovo inizio. Anche quelle parole sono fluite naturalmente, ecco.
Se dovessi associare il tuo album ad un luogo, quale sarebbe?
Lo assocerei dentro me stessa, quindi nessun luogo esterno. Però dentro me stessa c’è un laghetto con le paperelle e di fianco un parco.
In “Veleno” racconti di un amore tossico. Che responsabilità senti nel trattare queste tematiche nella tua musica?
Mi sento tutta la responsabilità e nessuna responsabilità, in realtà. Perché parlo di qualcosa che conosco personalmente quindi volentieri, se c’è qualcosa di cui possiamo parlare sono aperta a farlo: sviscerare il testo, sviscerare tutte le sfaccettature che la riflessione su questa canzone comportano. Mi prendo tutta la responsabilità di parlare di qualcosa che conosco proprio perché lo conosco.
Che progetti hai per il futuro?
Cantare questo album il più possibile live perché è un’esperienza senza eguali il rapporto che si crea sul palco e sotto il palco. Il dialogo che c’è tra me i musicisti, tra noi e le persone che vengono a sentirci.
Poi iniziare il nuovo disco.
Intervista a cura di: Irene Campagna