GetCOO, la guida turistica smart riconosce l’arte al primo scatto

Potrebbe essere definito lo “Shazam dell’arte”, richiamando la nota applicazione che riesce a riconoscere una canzone dopo appena qualche secondo di ascolto. E il paragone non è per niente casuale visto che GetCOO è un’app pensata con lo stesso fine di soddisfare la curiosità di qualcuno, in questo caso di un turista seriale e appassionato.

A tutti è capitato almeno una volta di ritrovarsi davanti a un quadro o a un monumento, senza cartelli informativi intorno, né guide turistiche – cartacee o in carne e ossa – su cui fare affidamento. Prima di GetCOO, in simili occasioni dove neanche Google può fare miracoli, non restava che rassegnarsi, rimanendo con l’amaro in bocca. Adesso, invece, basta scattare una foto per ottenere all’istante tutte le informazioni disponibili su quell’opera d’arte che un cultore non può proprio fare a meno di notare. Niente di più facile per un turista digitale smartphone-munito, che non fa altro che scattare foto con il cellulare da condividere sui social network.

Se è vero che in viaggio si utilizzano le app usate nella quotidianità, come è emerso nel 2016 dal rapporto dell’Osservatorio d’Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano, perché scaricare applicazioni turistiche specifiche e diverse per ogni luogo? Senza l’ausilio di Beacon o QR code, GetCOO, in un’unica app, riesce a riconoscere la bellezza e la storia culturale e artistica del mondo con un sistema user friendly, facile da usare. Disponibile gratuitamente per iOS e Android, è al 100% Made in Italy, anche se l’idea è nata in un viaggio all’estero.

Nel 2014, infatti, Stefano Berti andò a Chicago a trovare il fratello Claudio, allora ricercatore presso la Rush University. Visitando la città i due si trovarono davanti a una spettacolare opera d’arte urbana. Senza guida turistica e senza alcuna informazione, scattarono una foto e tornarono a casa delusi, senza essere riusciti a sapere nulla su quel monumento imponente. Quell’episodio inappagante mise in moto il loro ingegno e la loro creatività: cominciarono a lavorare al fulcro del progetto GetCOO, un potente algoritmo di riconoscimento immagini. Una tecnologia che rappresenta un’innovazione di frontiera, sulla quale anche aziende come Google e Amazon stanno puntando, e che apre possibilità prima impensabili per vivere esperienze culturali immersive. Il riconoscimento immagini, inoltre, è al centro dei servizi dedicati dalla startup di Ravenna a musei, fondazioni culturali, amministrazioni territoriali e altri operatori turistici che vogliono rendere la loro offerta più attrattiva e fruibile.

In questi primi anni, GetCOO ha già incassato consensi, nazionali e internazionali. Tra gli altri, nel 2015 allo Smau di Bologna, la startup ha ricevuto il premio MADE IN Emilia Romagna: il Premio speciale per l’innovazione come migliore startup nella categoria Editoria e New Media, promosso da QN – Il Resto del Carlino. Nel novembre dello stesso anno l’affiatato team si è costituito ufficialmente: ai fratelli Berti si sono uniti Jona Sbarzaglia, Roberta Grasso, Elisa Bonaccorso, Danilo Candiotti e Annika Tabanelli. Tutti accomunati dalla passione per i viaggi e dall’amore per la bellezza italiana e di tutto il mondo, animati dalla volontà di presentare una nuova modalità di valorizzazione e promozione turistica dei territori e dell’arte.

Ad oggi sono 283mila i monumenti digitalizzati e 552mila le foto scattate dai COOer, gli utenti della community che con GetCOO, come recita lo slogan, hanno “la bellezza in tasca”. L’animale simbolo del servizio, e ispiratore del nome dell’app, invece, è un piccione. Scelta apparentemente stravagante, in realtà appropriata: COO in inglese richiama il verso del pennuto e poi, chi meglio di un im-piccione può conoscere e raccontare i monumenti? In cambio, non pretende neanche una briciola di pane.

 

 

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